La Banana di Cattelan: qual è il potere del Marketing?

Si sono mangiati la Banana di Cattelan! 🍌 Ne hanno parlato tutti i giornali, l’artista performer David Datuna, probabilmente “affamato di arte”, ha pensato di fare uno spuntino con la banana protagonista di ‘Comedian’, l’opera di Maurizio Cattelan in mostra all’Art Basel di Miami, una delle fiere di arte contemporanea più importanti del mondo.


In ogni caso Cattelan non è sembrato particolarmente preoccupato per la sua banana: “Ci sarà sempre qualcuno che tira giù un mio pupazzo, mi ruba un cesso d’oro o si mangia la banana tutto ciò alla fine aiuta una certa narrativa che ruota attorno al mio lavoro».

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La Banana di Cattelan in questione, la famosa scultura che consiste in una vera banana appesa con il nastro isolante alla parete dello stand del gallerista Perrotin, non ha nulla di così particolare, e se vogliamo nemmeno il gesto di mangiarla. Con esso continua una lunga tradizione di gente che prende le cose alla lettera e a cui piace riportare sulla Terra l’arte concettuale dal regno delle idee. Molti artisti si sono “liberati” in Fountain, l’urinatoio capovolto di Marcel Duchamp del 1917, e pare che nel 1966 John Lennon avesse preso una mela alla prima installazione di Yoko Ono e le avesse dato un morso.

Il fatto davvero rilevante è che proprio nel momento in cui viene mangiata, la Banana di Cattelan raggiunge il suo picco di interesse. Siamo di fronte alla sublimazione dell’opera d’arte attraverso la sua eliminazione.
Infatti, nel momento della sua eliminazione, il valore simbolico dell’opera cresce esponenzialmente e così anche la sua visibilità, e nel momento in cui “muore” l’opera finisce mitizzata, proprio come una rock star.

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indipendent.co.uk

 

È il punto estremo di un processo ben noto, l’artista e il sistema dell’arte hanno la capacità di accrescere il valore degli oggetti, facendo lievitare in modo così prepotente la funzione simbolica dell’oggetto – stiamo parlando di una comunissima banana, oggetto pop per eccellenza – che ha attirato su di sé l’attenzione non solo di appassionati ed esperti, ma anche dei più comuni e distratti lettori.

Ecco, questo processo è assolutamente identico a ciò che avviene nel marketing.

Ogni prodotto ha una funzione strumentale. Ciò che fa il marketing non è altro che aggiungere una funzione puramente simbolica, che eleva il valore percepito del prodotto. Pertanto, il valore percepito del prodotto determinerà il prezzo che un cliente è disposto a pagare per averlo.
Chiaramente è in parte un valore soggettivo, basato su fattori emotivi, sociali e culturali.
Ma è anche un valore che rappresenta una convenzione, un passpartout per sentire di appartenere ad un mondo di ottimati che “sanno”, che “capiscono”. E che condividono i valori, le modalità e gli artefici che portano un prodotto che la gente comune compra al mercato per un euro a diventare un’opera d’arte da 120.000€.
Non c’è molta differenza con la Kelly di Hermes o con una Bugatti.
E’ tutto molto “cool”, che a sua volta è un modo per sentirsi fighi dicendo la parola figo. Ma in inglese.

In definitiva, diamo valore alla nostra vita, dal cibo che mangiamo, a ciò che indossiamo, al modo in cui viaggiamo, alle opere d’arte che collezioniamo e così via. Le nostre scelte aiutano a definirci nel rapporto con noi stessi e gli altri in base a quanto spendiamo in brand e ideologie con cui ci relazioniamo.

 

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Fin dove può arrivare, fin dove può spingersi il potere del marketing, se in questo caso la banana di Cattelan ha raccolto su di sé un’evocazione simbolica talmente importante da raggiungere il valore di 120 mila dollari e di far parlare di sé alla sua “morte”, proprio come si parla della morte di una rock star?

Siamo tutti ipnotizzati dal potere del marketing.
Siamo stati ipnotizzati dall’urinatoio capovolto di Duchamp, dalla Merda d’Artista di Piero Manzoni, siamo ipnotizzati da Cattelan, dalla sua banana e da questo episodio che non è altro che un’ulteriore consacrazione del mercato come detentore del potere nell’arte contemporanea.
Come diceva Blaise Cendrars, “La publicité est la fleur de la vie contemporaine”.

Roberto Rondinelli – Ceo Mpr Comunicazione Integrata

 

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