1818-2018: 200 anni di “Infinito”

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe che, da tanta parte dell’ultimo orizzonte, il GUARDO ESCLUDE.”

Duecento anni fa, Leopardi scriveva una delle poesie più celebri e studiate della nostra letteratura.

Ma come comunicatori, ai nostri occhi, la cosa più importante è che anche Leopardi, essendo un creativo, desse ovviamente grande importanza all’immaginazione. La siepe che il guardo escludeva non era una limitazione per lui, ma il trampolino da cui tuffarsi nella sua immaginazione perché “ il naufragar gli era dolce in quel mare”. Solo immaginando gli sembrava di percepire l’Infinito.

Per questa ragione l’Infinito è anche una preghiera laica.

E così come Leopardi anche tutti noi, spesso, preferiamo immaginare piuttosto che vedere. Questa energia è così potente che tanti passano molto più tempo ad immaginare di vivere piuttosto che a vivere veramente. Perché niente è più convincente dell’immaginazione.

 

Immaginare per emozionare = comunicare.

 

Le emozioni sono lo strumento più potente per fissare un ricordo. Le emozioni sono la penna del nostro ricordo. Un dato si dimentica. Un’emozione si tatua all’anima. 
Le emozioni sono un modo, forse l’unico, per intaccare un pregiudizio.

LeBron James Schiacciata

Foto: dodskypict.com

 

Puoi anche essere un tifoso dell’apartheid, ma quando vedi LeBron James che schiaccia a canestro, non vedi un nero con cui non hai niente in comune. Vedi il campione che sta facendo vincere la tua squadra. E fai il tifo per lui.

Le emozioni che si generano fra due persone sono il vero significato della loro relazione.
Per questo vendere significa creare un’emozione.
Perché le emozioni creano sensazioni, e ogni convinzione nasce innanzitutto da una sensazione di certezza.

Per cui c’è una domanda di controllo a cui noi sottoponiamo ogni nostro lavoro: “Che emozione rappresenta per chi la sta guardando?”. 
Fa una certa impressione realizzare che troppa comunicazione che passa in TV o sui nostri device produca solo insofferenza e totale disinteresse.

lovemarks

Foto: insights.la

 

Con tutto quello che ha scritto Kevin Roberts in questi anni, si è fatto un gran parlare dei Lovemarks, vale a dire brand che sono riusciti a creare un intenso legame affettivo coi propri clienti.

E allora bisogna ricordare che il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza. Che è la tomba di ogni emozione.

Ma è davvero singolare come in tante riunioni di brief in azienda si abbia quasi timore di far lavorare le emozioni. La paura di sbagliare spinge a preferire la logica, che però è costruita su ciò che già si conosce, per cui appartiene più al passato, che al futuro.
In altre parole si rischia di partire già vecchi e consumati.
La logica ha il vantaggio che si presenta molto più rassicurante e controllabile. Apparentemente.
Il punto è però che se diamo uno sguardo là fuori ci pare davvero che questo mondo sia regolato dalla logica?

Per questo tanta pubblicità ci annoia. Trita e ritrita com’è.

Le cose più belle di questo mondo non posso essere viste e nemmeno toccate. Le possiamo però sentire nel nostro cuore.

 

Se vuoi saperne di più, puoi contattarmi direttamente: 
 LinkedIn Roberto Rondinelli Roberto Rondinelli

 

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